12
Ottobre
2021

Racconti dal territorio

di Pietro Fattori

Rinasce la Ferrovia Subappenninica Italica, 11esima linea turistica della Fondazione FS

Il 13 novembre del 2013 un’ondata di maltempo eccezionale imperversò per diverse ore su alcune zone della Valle del Cesano, nel cuore delle Marche, tra le province di Ancona e Pesaro-Urbino, causando frane e allagamenti. Le intemperie danneggiarono, seppur marginalmente, anche alcune porzioni della breve linea ferroviaria che, dal 1895, collegava i centri di Fabriano e Pergola, comportando l’interruzione del servizio. Nell’immediato, per garantire il servizio viaggiatori, vennero istituiti dei bus al posto delle automotrici ALn668 che, per oltre 30 anni, hanno quotidianamente effettuato la spola tra le due città. Col trascorrere dei mesi, come accaduto in altre circostanze simili, quella che doveva essere una soluzione temporanea finalizzata a tamponare l’emergenza, divenne invece stabile. Una fine (o almeno così sembrava) ingloriosa per la panoramica e sfortunata ferrovia della Valle del Cesano, tra le più antiche del Paese.

Un progetto incompiuto

I 31 chilometri della linea Fabriano-Pergola, in origine, rappresentavano solo una porzione di un ben più ampio progetto finalizzato alla realizzazione della linea Subappennina Italica. Un’opera che affondava le sue radici nella seconda metà dell’800, quando si iniziò a immaginare un nuovo tracciato che, nelle intenzioni dei progettisti del tempo, avrebbe dovuto collegare direttamente l’area marchigiana da Fabriano, sulla ferrovia Roma-Ancona, a quella romagnola con capolinea Sant’Arcangelo di Romagna.

L’idea era quella di tracciare un percorso alternativo alla linea Adriatica, e quindi non esposto ad eventuali attacchi? via mare. I lavori, finanziati grazie alla Legge Baccarini del 1879, iniziarono soltanto nel 1890. Il primo tronco tra Fabriano e Pergola fu aperto all’esercizio il 28 aprile 1895; tre anni dopo la linea fu prolungata da Pergola a Urbino, via Fermignano. Proprio questo tratto, nel 1926, fu sede del primo esperimento italiano di Dirigenza Unica, sistema poi utilizzato con successo su diverse linee secondarie italiane. I lavori di completamento del tracciato verso Sant’Arcangelo di Romagna proseguirono a singhiozzo fino allo scoppio della guerra, durante la quale la ferrovia subì danni tali da comportare l’interruzione totale del servizio fino al maggio del 1947. In quell’anno, a seguito di impegnativi interventi di ricostruzione, fu ripristinato l’esercizio sul tronco Fabriano-Pergola, mentre si decretò la dismissione del restante tratto fino a Fermignano a causa delle ingenti risorse necessarie per il ripristino delle opere d’arte distrutte durante le operazioni belliche.

Una seconda vita

Accantonata definitivamente l’idea di realizzare la grande Subappennina, la Fabriano-Pergola, per tutta la seconda metà del ‘900, continuò la sua tranquilla esistenza garantendo il servizio ferroviario ai pendolari residenti nella Valle del Cesano. I viaggi venivano effettuati dalle iconiche ALn556 e dalle ALn668, in tempi più recenti assegnate al Deposito Locomotive di Fabriano. Tra la fine degli anni ‘70 e la prima metà degli’80, in Italia iniziò a diffondersi la cosiddetta teoria dei “rami secchi”, culminata poi nel famigerato elenco di ferrovie improduttive stilato dall’allora Ministro dei Trasporti Claudio Signorile. Anche la Fabriano-Pergola, insieme ad altre 54 linee, fu annoverata tra i rami secchi da recidere, per fortuna il vivace traffico merci e l’assenza di una viabilità stradale competitiva al trasporto su ferro, contribuirono a salvarla dalla scure dei tagli. Nei primi anni 2000, a causa della crisi che iniziò a colpire numerose aziende del territorio, anche il traffico merci subì una drastica flessione fino a scomparire del tutto. Restarono in servizio, fino al fatidico 13 novembre del 2013, solo due coppie di automotrici che assicuravano il servizio a spola tra le stazioni di Pergola e Fabriano.

Dall’abbandono alla rinascita in soli 90 giorni

Da allora, si costituirono comitati e associazioni per chiedere, in primis alla Regione Marche, la riapertura della Fabriano-Pergola. Con il trascorrere del tempo, la vegetazione iniziò a impossessarsi del sedime e gli alberi a crescere sui marciapiedi delle stazioni abbandonate. Le barriere dei passaggi a livello, per motivi di sicurezza, furono rimosse, mentre tutti gli impianti tecnologici scomparvero, preda di continui furti. Si dovrà attendere il maggio del 2021 per la svolta decisiva. La stessa Regione Marche, motivata dalle positive esperienze riscontrate in altri territori dove si era optato per il recupero in chiave turistica delle ferrovie “sospese”, ha instaurato con la Fondazione FS e Rete Ferroviaria Italiana un tavolo tecnico per la riapertura della Fabriano-Pergola.

In soli tre mesi si è riusciti a compiere quello che a tutti sembrava impossibile. Sotto la regia del Servizio Infrastrutture e Lavori della Fondazione FS, sono stati avviati diversi cantieri su tutta la tratta, con un impegno impressionante di uomini e mezzi. L’obiettivo era renderla percorribile già da settembre di quest’anno. Sono seguiti 90 giorni intensi: particolarmente impegnative sono state le operazioni di sfalcio e taglio dei numerosi arbusti che, negli anni, avevano invaso la sede ferroviaria e perfino i ponti della linea, per garantire la viabilità e, ai passeggeri dei treni, di poter godere appieno degli splendidi scorci panoramici della valle del Cesano. I giardini delle stazioni sono stati ripuliti, i fabbricati tinteggiati, gli infissi ripristinati nel loro aspetto originale.

Il 26 settembre 2021, dopo quasi otto anni di chiusura, un treno storico con a bordo le più alte autorità civili e militari della Regione, è partito alle 9.35 dal binario 1 della stazione di Ancona alla volta di Fabriano, dove una grande folla di cittadini, con in testa il sindaco, ha accolto l’arrivo del convoglio. Dopo il taglio del nastro, la locomotiva D345 ha quindi imboccato lo scambio per Pergola: dai balconi delle case prospicienti il tracciato ferroviario e nelle stazioni servite dalla tratta, tanti gli striscioni esposti dai per festeggiare il ritorno del treno nella Valle. Al capolinea, sul marciapiede della stazione di Pergola, tra i tanti accalcati per assistere all’ingresso del treno d’epoca, c’era anche la signora Iolanda, l’anziana moglie dell’ultimo capostazione titolare in servizio proprio a Pergola tra gli anni ‘60 e ’80, che continua a vivere al primo piano del fabbricato viaggiatori di stazione e, per l’occasione, ha voluto esporre il tricolore come si usava un tempo per le grandi occasioni.

Con la riapertura della Fabriano-Pergola sale a 11 il numero delle ferrovie turistiche gestite dalla Fondazione FS. Il prossimo appuntamento con il treno storico sulla Ferrovia Subappennina Italica è fissato per il 24 ottobre. Poi la linea sarà interessata da ulteriori interventi di manutenzione, tra cui il ripristino dei 18 passaggi a livello, con l’obiettivo di ripartire a pieno regime già dalla primavera 2022.