21
Gennaio
2021

Diario Binario

di Pietro Fattori

Primo e la stazione di Villarosa: una bella storia di Sicilia

Erano trascorsi 15 lunghi anni dal giorno dell’assunzione di Primo presso il deposito locomotive di Bologna San Donato con la qualifica di manovale, nel 1977. Anche se per lui il mondo della ferrovia non era affatto nuovo: negli anni ’70 aveva lavorato in Germania come tecnico per Deutsche Bahn. A Bologna si ambientò subito e, dopo alcuni mesi di servizio, arrivarono le prime soddisfazioni lavorative e la promozione ad aiuto macchinista che comportò, nel 1979, un ulteriore trasferimento in Alto Adige. Per lui, siciliano di Villarosa, piccolo e assolato paese immerso nel cuore dell’isola che dista una manciata di chilometri da Enna, quel trasferimento tanto desiderato, a volte iniziava a pesargli, come peserebbe a ogni siciliano costretto per lavoro a lasciare la propria terra.

Nel suo cuore c’era sempre la Sicilia e ai colleghi diceva, ostentando sicurezza, che presto sarebbe tornato a casa. Il destino invece, appena un anno dopo, lo trovò ancora a Bologna: conseguita l’abilitazione al Movimento fu promosso assistente di stazione; fece così ritorno nella città felsinea nell’estate del 1980. Ed è proprio a Bologna che Primo visse una delle esperienze più difficili della sua vita: la mattina di sabato 2 agosto era di turno.

Faceva un gran caldo, e pensò di rinfrescarsi in un bar nelle vicinanze della stazione centrale. Fu la sua salvezza. Alle 10.25 un tremendo boato scosse l’intera città: Primo ebbe un orribile presentimento che si materializzò ai suoi occhi appena uscito dal locale. Una esplosione – poco dopo si seppe che si era trattato di una bomba – aveva squarciato il fabbricato viaggiatori di Bologna. Pur terrorizzato, si adoperò subito e con lucidità per prestare soccorso ai superstiti e ai feriti. A Bologna, ancora oggi, molti lo ricordano con un grande megafono in mano, per dare istruzioni alla folla impaurita e guidare le ambulanze a destreggiarsi tra le macerie, la polvere e il caos di quegli orribili frangenti. Per l’opera che prestò in quella raccapricciante giornata, ricevette anche diversi encomi dal direttore compartimentale delle FS del tempo, dal sindaco della città Renato Zangheri, e anche dal Presidente della Repubblica, Sandro Pertini: il premio in denaro ricevuto, Primo lo volle devolvere interamente alle famiglie vittime della strage.

Quindici lunghi anni trascorrono tra Bologna e gli incarichi in altre località del centro nord: era il maggio del 1992, quando Primo fu convocato dal capo del personale del compartimento. Lo stesso gli comunicò quella notizia che in cuor suo attendeva da tanti anni: il trasferimento in Sicilia era stato finalmente approvato.

La gioia era tale che non volle nemmeno conoscere i dettagli del nuovo incarico: ringraziò per l’opportunità offerta e, immediatamente, andò a salutare uno per uno tutti i colleghi che con lui avevano condiviso gli ultimi anni di vita lavorativa. Non perse tempo. Decise di salire a bordo della Freccia del Sud che da Bologna lo avrebbe portato nella sua Villarosa. Fu solo allora che, leggendo attentamente i documenti relativi al trasferimento in altra sede, comprese anche quali mansioni avrebbe dovuto svolgere: la stazione di Villarosa doveva chiudere i battenti e il suo compito sarebbe stato quello di inventariare e completare le attività propedeutiche alla definitiva dismissione.

All’iniziale entusiasmo subentrò quindi un profondo senso di tristezza: al ferroviere sarebbe spettato l’ingrato compito di chiudere, dopo secoli di onorato servizio, la biglietteria di stazione del suo paese natale. E durante le 19 ore di viaggio non riuscì a pensare ad altro.

Giunto a Villarosa – dove i suoi compaesani erano ormai abituati a notarlo solo durante le ferie – fu accolto come l’uomo che, con la sua dedizione al lavoro, avrebbe finalmente rilanciato quella antica stazioncina di campagna. Non ebbe il coraggio di svelare a nessuno quale sarebbe stata, invece, la sua vera missione. Anzi. A chi si congratulava con lui, chiedendo aiuto per far rinascere quell’impianto ferroviario, da qualche tempo telecomandato a distanza e quindi impresenziato, prometteva che avrebbe fatto tutto il possibile per scongiurare il depotenziamento del servizio. Da un lato non voleva deludere le aspettative dei compaesani, dall’altro però non intendeva contravvenire a una direttiva dell’azienda di cui andava fiero. Raggiunse quel pomeriggio stesso la stazione di Villarosa: nulla, o quasi, era cambiato. Un luogo magico dove si percepiva soltanto il frinire delle cicale interrotto bruscamente dal passaggio dei treni. Il fabbricato viaggiatori era stato da poco restaurato, ma tutti gli altri edifici necessitavano di interventi immediati. Anche il piccolo piazzale adibito al traffico merci, dove un tempo arrivavano carri carichi di zolfo estratto dalle vicine miniere, era in procinto di essere dismesso.

Alle 9 del mattino del giorno dopo si fece trovare nella piazza di Villarosa proprio di fronte al bar del paese. Posizionò un cartellino che riportava: “Stazione di Villarosa/Biglietteria. Rilascio biglietti a prezzi ridotti per l’estero, prenotazioni e consegna a domicilio (servizio gratuito)”. Alle 9.30, arrivato in stazione, iniziò a preparare i biglietti per le varie destinazioni e, finito il turno, si occupò anche delle consegne porta a porta. Qualche settimana dopo chiese e ottenne l’abilitazione al rilascio di biglietti internazionali, vagoni letto, auto al seguito, e altri servizi. Incredibilmente, in un solo anno, gli incassi risultarono addirittura triplicati. Alcuni dirigenti dell’azienda lo convocarono allora a Palermo, incuriositi dai numeri positivi ottenuti dall’ufficio commerciale di una stazione in corso di dismissione. Chiesero a Primo, che comunque aveva sempre svolto tutte gli incarichi assegnati, il segreto di questo successo. E la risposta li spiazzò: "Se mi date fiducia, questa stazione diventerà una bella storia da raccontare in Sicilia”.