31
Dicembre
2020

Diario Binario

di Giorgio Desio Mirando

#CaraTermini: la lettera di Sorelle su Marte

Quante volte siamo partite e arrivate alla Stazione Termini, quante volte l’abbiamo attraversata con il fiato in gola rischiando di perdere il treno o semplicemente al rallentatore perché arrivate in largo anticipo. Quante volte ci siamo date appuntamento per un incontro, un saluto, un caffè o un tenero abbraccio sotto l’iconica architettura.

Per tutti ma soprattutto per i romani, l’ingresso della Stazione Termini ricorda il profilo di un dinosauro. Nel nostro immaginario c’è sempre stata questa convinzione. Il fatto che l’architetto Montuori, quando negli anni ’60 riprogettò la pensilina e l’ampliamento della stazione, si sia ispirato proprio alle dimensioni di un dinosauro, il cui profilo con tanto di coda, schiena e collo stilizzati emergono visibilmente guardando di lato l’ondulazione del tetto.

Un’immagine imponente, iconica e profondamente razionalista che accoglie il visitatore nel cuore di Roma, a pochi metri dalle mura fatte erigere da Tarquinio Prisco. In realtà, leggendo la storia della stazione più grande d’Italia, la quinta d’Europa, il “dinosauro” è solo una suggestione per chi lo vede, nulla di più.

Ma a noi piace pensare che l’enorme rettile preistorico sia lì, a guardare e presidiare il via vai di milioni di passeggeri, noi comprese, ogni volta che varchiamo quell’ingresso, all’inizio o alla fine di un nuovo viaggio.

Buon compleanno Stazione Termini!

Laura e Valentina Ciarallo