22
Dicembre
2020

Diario Binario

di Pietro Fattori

Un sogno lungo tre generazioni

Napoli, fine anni ‘80

In casa Canzanella il piccolo Ciro aspettava sempre con profonda trepidazione il rientro del suo adorato papà, Alfredo. Era un bambino molto vispo: al ritorno da scuola, finiti i compiti, si dedicava alle sue più grandi passioni: i modellini di treni in scala e le antiche foto di famiglia. Avrebbe passato ore e ore a sfogliare l’album di famiglia e ad ascoltare i racconti di suo padre sulle avvincenti vicende del nonno. Alfredo, di professione conduttore sui treni notturni delle Ferrovie dello Stato, era ben felice di accontentarlo. Quella della famiglia Canzanella, del resto, è una storia strettamente legata a quella dei leggendari treni notturni che, specie nel dopoguerra, hanno caratterizzato la ricostruzione del Paese durante le grandi emigrazioni di massa da sud a nord. Anche il padre di Alfredo, Ciro, fino a pochi anni addietro, aveva prestato servizio su quei treni e, su incessante richiesta del nipotino, raccontava le incredibili avventure vissute in tanti anni.

“Papà, la divisa del nonno era più bella della tua! Guarda queste carrozze e quanti viaggiatori!”, continuava a ripetere il piccolo Ciro sfogliando le foto del nonno e del padre e fantasticando su stazioni lontane, potenti locomotive e lunghe vetture che sfrecciavano nel cuore della notte. Conosceva i nomi di tutti i treni, nazionali e internazionali. La sera, prima di addormentarsi, faceva girare sul suo piccolo plastico in scala H0 la locomotiva E636 che gli era stata regalata proprio da nonno Ciro. Alfredo era particolarmente orgoglioso della genuina passione di Ciro e così organizzò una sorpresa speciale approfittano della chiusura delle scuole per la festa dell’Immacolata.

“Piccolo mio, questa sera devi fare compagnia al tuo papà”. Ciro non comprese subito cosa volesse dire e rimase quasi inerme. Poi, Alfredo si spiegò meglio: “Devo andare al lavoro a Milano e potrai venire con me sul treno!”.

Al bambino non sembrò vero: aveva avuto modo di viaggiare qualche volta in treno con la famiglia, ma mai avrebbe potuto immaginare di affiancare il padre in servizio. Per lui era un sogno che si stava per avverare.

Raggiunsero la stazione di Napoli 90 minuti prima della partenza. Alfredo presentò il figlio ai colleghi e agli amici che lo accolsero con assoluta simpatia, ma l’attenzione di Ciro era totalmente catturata dal continuo movimento del teleindicatore a palette: con lo sguardo cercava il 1910, ovvero il treno che quella notte lo avrebbe portato fino a Milano. Quando il convoglio raggiunse il binario di partenza, Ciro lasciò la mano del padre per correre verso la vettura cuccette: dalla porta uscì il manovratore che salutò con un sorriso il piccolo, intuendo la sua grande passione.

“Eccoci Ciro, questo è l’ufficio del tuo papà! In questo scompartimento teniamo tutto il necessario per i viaggiatori, lenzuola, cuscini e acqua. Da qui si accendono e si spengono le luci, si regola la temperatura della vettura”. Nel frattempo altri colleghi di Alfredo salirono a bordo e tutti coccolando il piccolo ospite chi con un biscotto, chi regalandogli un fischietto, addirittura il capotreno gli donò un vecchio cappello da conduttore, che Ciro indossò all’istante.

Alle 21:15 si udì il fischio del capotreno che annunciava la partenza del treno notturno: il macchinista rispose dalla cabina e il convoglio iniziò la sua corsa verso Milano mentre i passeggeri si sistemavano in cabina. Il piccolo Ciro era totalmente incantato, proprio come in un sogno, e osservava affascinato il padre prendersi cura dei passeggeri, sincerandosi che tutti fossero a proprio agio. Poi, accompagnato dai colleghi, visitò tutte le tipologie di vetture in composizione al treno. Era notte fonda quando si addormentò, esausto ma felice tra le braccia del papà. Fu svegliato con un bicchiere di latte caldo e dei biscotti da Alessandro, un collega di Alfredo prossimo alla pensione che aveva lavorato per tanti anni con nonno Ciro: “Siamo quasi a Milano Centrale, ti vuoi forse perdere l’ingresso in una delle più belle ed eleganti stazioni italiane?”.

Milano, giugno 2020

Il treno notturno 1962 arriva al binario 11, puntuale alle ore 11:25. Ciro balza giù dalla vettura letti e si affretta nell’assistenza ai viaggiatori che si apprestano a scendere con il loro carico di bagagli. Un’anziana signora, partita il giorno prima da Siracusa, lo ringrazia: “Il viaggio è stato lungo, ma lei è riuscito a renderlo interessante con le sue storie!”.

Ciro risponde con ardente orgoglio: “Cara Signora, la mia famiglia da ben tre generazioni accompagna gli italiani su e giù per il Paese a bordo dei treni notturni, è nel nostro sangue. Io ho sempre sognato di fare questo lavoro fin da bambino, come mio nonno e come mio padre”.

Papà Alfredo, prossimo alla pensione, è in servizio sulla vettura adiacente. Ogni qualvolta capita nel medesimo turno di Ciro, ripercorrono insieme con nostalgia la storia della loro famiglia. Mentre si avviano verso la mensa, ecco arrivare una videochiamata: è il piccolo Alfredo, figlio di Ciro che, dopo aver salutato il nonno, rimprovera il papà dicendo: “Quando ti deciderai a portarmi con te sul treno notte?”