16
Dicembre
2020

Diario Binario

di Il Team

#CaraTermini: la lettera di Luigi Cantamessa

Cara Roma Termini,

ricordo quel giorno di fine luglio 1988 con la nitidezza che solo il primo incontro con qualcuno, o qualcosa, lascia nei ricordi della mente.

Arrivavo a Termini da Genova, a bordo delle storiche Ale601 e vidi per la prima volta la grandezza dei tuoi spazi e la maestosità del complesso architettonico che seppi, solo poi, essere il frutto del genio italiano di Angiolo Mazzoni.

Il macchinista del Rapido fu benevolo con me quella calda mattinata di luglio: lasciò aperta la porta della cabina di guida in modo che, io bambino, potessi vederti dalla prospettiva più bella, quella della ragnatela di binari che terminava sui tanti binari tronchi.

Nei miei occhi di giovane, appassionato di treni, rimase impresso l’incessante via vai di convogli di ogni tipologia e colore, lontano dalla monotonia moderna, come il continuo brulicare di persone in procinto di partire per le imminenti ferie agostane.

A far da contorno, ricordo anche la Tua voce: quella degli annunci con voce femminile di una signorina che chissà in quale sala della stazione sedeva davanti al microfono. E l’indimenticabile suono del grande teleindicatore “a palette” che svelava, in una sequenza sempre rinnovata, gli orari di partenza dei leggendari treni a lunga percorrenza del tempo: “Archimede, Conca d’Oro, Palatino, Tirreno”…  

Quei treni, oggi entrati nella storia, che per lunghi anni hanno consentito a generazioni di italiani e a turisti stranieri, di poter raggiungere tutte le località, anche le più remote, della nostra Penisola.

Su quei convogli è nato e si è diffuso il mito della vacanza italiana: indelebili nella memoria collettiva resteranno le immagini di interi nuclei familiari che utilizzavano il servizio ferroviario per prendere posto nello scompartimento, di giorno e di notte. Anche lui, lo scompartimento, lo mettiamo tra le cose belle che abbiamo conosciuto e che oggi non ci sono più e magari torneranno.

Sono trascorsi molti anni da allora e parte di quel fascino dell’esercizio ferroviario è trascorso ma tu sei sempre lì, cara Roma Termini, forse anche più bella che in quel luglio ’88.

Chissà che dai rinnovati tabelloni oggi elettronici si possa tornare a leggere le partenze di quei leggendari treni e poterti salutare partendo, per mete lontane, in Europea e ad Oriente, ritornati ai lunghi viaggi notturni che ti hanno resa grande in 70 anni.

Luigi Cantamessa, Direttore Generale Fondazione FS Italiane