18
Novembre
2020

Diario Binario

di Renato Granato

Viaggi nel tempo

Per quanto ne sappiamo finora, i viaggi nel tempo non sarebbero possibili se non con l’immaginazione. Ma grazie alla memoria si può senza alcun dubbio tornare nel passato. Se a questo si aggiunge l’opportunità di salire su treni d’epoca di Fondazione FS Italiane, trainati da vecchie locomotive a cui sono agganciati vagoni restaurati che conservano intatto il fascino e l’atmosfera di altri tempi, il gioco è fatto.

Ho avuto modo di fare questa esperienza e vi assicuro che mettere piede su quelle carrozze – a distanza di decenni – rivederne i particolari e respirarne gli “odori” caratteristici equivale davvero a fare un viaggio nel tempo.

Se consideriamo la vista di paesaggi che puoi quasi toccare affacciandoti al finestrino (con cautela, perché come ricorda una targhetta in quattro lingue, è pericoloso sporgersi) ascoltare i rumori di sottofondo prodotti dallo sferragliare sulle rotaie, dal fruscio della vegetazione smossa al passaggio del treno o i versi degli animali incontrati lungo il percorso, il quadro assume contorni precisi che trasportano letteralmente nel periodo in cui quel modo di viaggiare era vissuto quotidianamente dei pendolari di una volta.

Potrà sembrare banale, ma è proprio così: la vista di sedili, portapacchi e tavolini ribaltabili – tutti rigorosamente in legno – lampade con luce flebile capaci comunque di illuminare la carrozza nei tratti in galleria, la manopola del termostato per il riscaldamento, il dispositivo di sblocco dei finestrini, l’occhiello in cuoio per mantenere ferme le tendine parasole, stimolavano le aree del cervello che custodiscono i ricordi che iniziavano a scorrere nella mente proprio come un film azionato da un sonnecchiante addetto alla proiezione, risvegliatosi all’improvviso. Ho rivissuto sensazioni piacevoli, sia perché collegate a ricordi d’infanzia o gioventù, sia perché scoprivo luoghi incantevoli attraverso i quali ci inoltravamo a una velocità tanto bassa da riuscire cogliere scorci di paesaggio, sfumature e profumi che non sarebbe stato possibile percepire se non addentrandosi, a piedi, lungo sentieri impervi.

Uno degli ultimi viaggi fatti su questi convogli storici è stato sulla linea Avellino – Rocchetta Sant’Antonio, riaperta per fini turistici dopo anni di inattività: un susseguirsi di tappe in piccole stazioncine dove numerosi cittadini e autorità locali attendevano la breve sosta del treno per salutarne festosamente il ritorno nel loro paese, offrendo prodotti tipici della zona accompagnati da musica e sventolio di bandiere. E mi sono sentito come in un romanzo di Guareschi quando Don Camillo, partito in treno dal suo paesino, veniva accolto alle fermate successive da comitati di compaesani che gli regalavano ogni sorta di cibo e bevande in segno di affetto.